Da Mozia a Garibaldi: per capire il presente, riscopriamo il passato

logoMoziaDopo una cena a base di pasta al pomodoro e melanzane, couscous di pesce, fettine panate, caponatina, zucchine alla menta, crostata e granita di fico d’India l’archeologo Lorenzo Nigro, responsabile degli scavi nell’isoletta che dista 10 minuti di barca da Marsala, si alza con fatica dalla tavola e va a fare una passeggiata digestiva notturna. Ma non rimarrà solo, perché a fargli compagnia verranno i jinni, gli spiriti di Mozia. E non saranno persone qualunque…Incontrerà gli archeologi Vincenzo Tusa e Heinrich Schliemann e soprattutto Giuseppe Garibaldi, che a Mozia passò una decisiva notte, nel 1862.
Inizia così I geni di Mozia (edizioni il Vomere), il secondo romanzo di Lorenzo Nigro, docente di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’università La Sapienza di Roma. Un giallo archeologico, perché ambientato per la maggior parte tra le rovine fenicie di quest’affascinante isoletta assolata, piena di profumi di resine e di fiori dove i fantasmi, i jinni, appaiono di notte al visitatore più curioso.

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